Molti dei miei clienti sono cittadini polacchi che vivono in Italia, o italiani con un legame con la Polonia. Prima o poi si trovano tutti davanti allo stesso ostacolo: un documento rilasciato a Varsavia, a Cracovia o in un piccolo comune della Masovia, che un ufficio italiano non accetta così com’è. Vediamo come si rende utilizzabile, perché il percorso è più lineare di quanto sembri.

Primo passo: capire chi riceverà il documento

Sembra banale, ma è il punto in cui si perde più tempo. Un certificato serve al Comune? A un tribunale? A un’università? A un datore di lavoro? Ogni ente ha le sue richieste, e partire senza questa informazione vuol dire muoversi alla cieca. Prima di tradurre qualsiasi cosa, chiedete all’ufficio ricevente cosa pretende: traduzione asseverata, apostille, entrambe.

Secondo passo: l’apostille sul documento originale

Se il documento deve avere pieno valore legale, in genere serve l’apostille apposta in Polonia sull’atto originale, prima della traduzione. Si ottiene presso le autorità polacche competenti. È un passaggio che va fatto a monte: non posso apporla io, e farla dopo significa spesso dover rifare il giuramento.

Una novità che fa risparmiare tempo

C’è un’eccezione che conviene conoscere. Dal 2019 un regolamento europeo ha semplificato la circolazione tra Paesi UE di alcuni documenti di stato civile — nascita, matrimonio, esistenza in vita e altri. Per questi, in molti casi, è possibile richiedere all’ente polacco un modulo standard multilingue che accompagna l’atto e ne evita sia l’apostille sia la traduzione giurata.

Lo dico sempre con una riserva onesta: non tutti gli uffici italiani lo conoscono o lo accettano senza discutere, e il modulo non copre ogni tipo di documento. A volte è la strada più rapida, altre volte conviene comunque la traduzione asseverata. Vale la pena chiederlo prima, ma senza darlo per scontato.

Terzo passo: la traduzione asseverata

Una volta che l’originale è in regola, si procede con la traduzione e il giuramento in tribunale. Da quel momento il documento parla italiano e ha valore davanti all’ente che ve lo ha chiesto.

I documenti che traduco più spesso

Atti di nascita e di matrimonio, certificati di residenza, casellario giudiziale, sentenze di divorzio, titoli di studio, documenti per la cittadinanza. Ognuno ha le sue piccole insidie: una sentenza di divorzio polacca, per esempio, va resa con un linguaggio giuridico che il Comune o il tribunale italiano riconoscano senza ambiguità. È lì che venticinque anni di pratica fanno la differenza tra una pratica che cammina e una che torna indietro.

Se avete un documento polacco fermo su una scrivania, scrivetemi: nella maggior parte dei casi, in pochi minuti vi dico esattamente quale percorso seguire.

Lucyna Dulęba

Traduttrice Giurata IT ⟷ PL Messina, Sicilia

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